
In questa pagina parleremo del viaggio che abbiamo effettuato nel dicembre del 2025 a Watamu e parchi safari (Kenya)
Info generali
Partenza: Venezia – aeroporto Marcopolo
Arrivo: Mombasa – aeroporto Moi International
Tipologia di volo:
scalo via Francoforte
Durata del volo: 1h30+8h35′
Stato: Kenya
Struttura ricettiva: Nyumba Ya Afrika e
varie durante il safari
Durata del viaggio: 15 giorni
Persone:
2 adulti + 2 bambini (5 e 3 anni)
Voto struttura: 7
Voto vacanza: 7
Costo: €€€€€€€€€
Menù
Kilaguni Serena Lodge – Tsavo Ovest
Kibo Safari Camp – Amboseli National Park
Ashnil Aruba Lodge – Tsavo Est
Pro e Contro della famiglia Pomo
La nostra esperienza
Abbiamo prenotato la nostra vacanza in Kenya con largo anticipo (10 mesi prima), ovvero a metà febbraio. E’ stata organizzata completamente in autonomia, senza appoggiarsi ad alcuna agenzia. Solamente per il safari abbiamo preferito non svolgerlo in autonomia ma appoggiandoci ad organizzazioni locali specializzate soprattutto per le loro competenze sia di guida in strade molto dissestate o praticamente assenti, sia per la loro abilità e conoscenza degli ambienti, parchi, animali e nel saperli scovare.
Abbiamo viaggiato in 4: Anna, Sergei, il nostro primogenito di 5 anni e la secondogenita di 3.
Come strutture durante il safari abbiamo optato per:
- Kilaguni Serena Safari Lodge nel parco dello Tsavo West
- Kibo Safari Camp nel parco di Amboseli
- Ashnil Aruba Lodge nel parco dello Tsavo East
- Nyumba Ya Afrika a Watamu
Abbiamo prenotato i voli con Lufthansa effettuando uno scalo a Francoforte sia per andata che per ritorno. In fase di ricerca abbiamo valutato moltissime soluzioni anche con Ethiopian da Milano via Addis Abeba ma ci veniva a costare quasi 2.000 euro in più. Nonostante andare a Francoforte sia all’apposto rispetto al Kenya e ci avrebbe fatto volare 1h30′ in più oltre all’attesa dello scalo lo abbiamo preferito essendo il costo inferiore.
Sono poi usciti a metà luglio circa i voli diretti con Neos, per fortuna non abbiamo atteso perché ci avrebbe costato il doppio.
Informazioni d’ingresso
Consigliamo di controllare il sito ViaggiareSicuri prima di partire ma quando abbiamo viaggiato noi (dicembre 2025) riportava:
Le autorità di frontiera kenyane consentono l’ingresso nel Paese (ai cittadini di nazionalità italiana) con i seguenti documenti:
– passaporto con validità residua di almeno sei mesi alla data di arrivo nel Paese
– eTA (autorizzazione all’ingresso): va effettuata sul sito ufficiale eTA Kenya ed ha un costo di circa 30,00 euro per persona. Va richiesta anche per i bambini e per le famiglie è consigliato registrarsi come gruppo. Una volta compilato il modulo sono richiesti circa 3 giorni lavorativi per il rilascio. Vale per 1 solo viaggio e può essere richiesta fino a 3 mesi antecedenti la data prevista di partenza. Una volta ottenuta la copia va stampata e presentata ai controlli di frontiera.
Il viaggio
Il nostro volo partiva da Venezia alle ore 14:50 e atterrava a Francoforte alle ore 16:15 locali mentre ripartiva alle ore 19:55 con arrivo ore 06:30 del giorno successivo a Mombasa (+2 ore rispetto all’Italia) ed era incluso 1 bagaglio a mano di 8kg per ogni persona; abbiamo poi acquistato 2 bagagli da imbarcare in stiva del peso di 23kg ciascuno al costo totale di 260,00 euro.
Questa volta non abbiamo prenotato un parcheggio di ditte esterne ma abbiamo optato per il P1 dell’aeroporto di Venezia, abbiamo aspettato il Black Friday così da avere uno sconto molto elevato tramite Parkvia. La comodità di questa soluzione è notevole, il parcheggio è coperto e con accesso diretto all’area partenze dell’aeroporto.
Entrambi i voli erano in ritardo. Da Venezia con 50 minuti di ritardo ma per noi non era un problema, attendere a Francoforte o Venezia comunque avevamo uno scalo di circa 4 ore. Da Francoforte il ritardo era sempre di 50 minuti ma durante il viaggio ha recuperato e siamo atterrati con 30 minuti di ritardo.
Il volo di andata da Francoforte a Mombasa lo abbiamo effettuato in Premium Economy class avendo trovato un buon upgrade alcuni mesi dopo la prenotazione iniziale.
La differenza di classe è buona con Discover Airlines (la compagnia che ha operato sulla tratta), i sedili sono più larghi; infatti nella fila centrale se ne trovano 3 contro i 4 della economy. I sedili si reclinano di più e c’è più spazio tra una fila e l’altra. Noi avevamo, tra l’altro, le prime file quelle solitamente destinate alle culle e lo spazio delle gambe era molto più largo.
Il cibo è migliore rispetto a quello previsto e servito alla classe economy.
Vaccinazioni
Prima di procedere con il racconto del viaggio apriamo una parentesi per quanto riguarda le vaccinazioni. Per entrare in Kenya non sono richieste vaccinazioni obbligatorie (dato del 2025) ma ce ne sono alcune di consigliate.
Noi siamo dell’idea che se bisogna partire per un viaggio, qualunque esso sia, bisogna farlo sereni e poter vivere il viaggio stesso in modo sereno.
Se qualche possibile malattia spaventa le soluzioni sono 2:
– si prendono le precauzioni del caso
– non si effettua il viaggio
Nel nostro caso, avendo dei bambini, abbiamo anche delle responsabilità sia per quanto riguarda la loro stessa salute sia per la nostra per essere sempre presenti per loro.
Le vaccinazioni sono a pagamento, si deve prendere appuntamento presso la propria ASL con l’ambulatorio dedicato ai viaggiatori internazionali. Consigliamo di prenotare con largo anticipo soprattutto se si viaggia in periodi di alta stagione. Noi abbiamo prenotato ad inizi settembre per metà novembre (1 mese prima di effettuare il viaggio).
Abbiamo effettuato praticamente tutto, così da partire sereni ed essere consapevoli di aver fatto di tutto per proteggerci:
– tifo
– epatite A
– febbre gialla
Per quanto riguarda la Malaria abbiamo optato per il Malarone bambini per i piccoli. Sergei ha deciso di non procedere con la profilassi mentre Anna sì, optando per il Malarone adulti.
Inizialmente ci frenava il costo del Malarone adulti ma poi la salute viene prima di tutto e in secondo luogo gli effetti collaterali che avremmo potuto avere durante il viaggio soprattutto nei primi giorni e quindi durante il volo aereo. Sergei si sentiva sicuro di partire senza per quanto riguardava sé stesso mentre Anna no.
Alla fine nessuno tra Anna e i bambini ha avuto alcun effetto collaterale, zanzare ne abbiamo viste ma ci siamo sempre protetti con anche gli spray antizanzare con Deet 50% (che sono quelli raccomandati).
Le varie profilassi e i relativi vaccini hanno un costo importante che va preso in considerazione quando si programma il viaggio. Noi per tutto abbiamo speso 450,00 euro.
Raccomandiamo sempre di partire con un’assicurazione viaggio. Noi abbiamo optato per Heymondo per la soluzione più completa e con massimali più alti. Inclusa quindi assicurazione annullo e spese mediche. Va sottoscritta contestualmente alla prenotazione del viaggio (entro 3 giorni dalla prenotazione oppure almeno 30 giorni prima della partenza) per poter usufruire poi dell’eventuale annullo nei mesi a venire.
L’organizzazione del safari
Al nostro arrivo, dopo il controllo dei documenti e dell’eTA, ad attenderci c’era la guida che ci avrebbe accompagnato durante tutto il Safari. Il fantastico Chombo.
Per questo aspetto ci siamo rivolti ad un’organizzazione locale. Il safari può essere effettuato anche in “fai da te” ma le guide hanno molta esperienza sia nell’avvistare gli animali sia nel guidare la jeep, oltre al fatto che le jeep sono dotate di radio dove i driver comunicano tra di loro gli avvistamenti per potersi aiutare a vicenda nel scovare i felini.
Abbiamo prenotato con Mimsoft Safari. Li abbiamo trovati tramite il famoso sito di ricerca “SafariBookings”, all’interno si possono trovare centinaia di tour operator. Basta preparare un messaggio standard del safari che si vorrebbe fare ed inviare a tappeto la richiesto ai tuor operator che si preferiscono leggendone anche le recensioni. Partono con prezzi alti ma noi abbiamo contrattato e abbiamo abbassato il prezzo di oltre 2.000 euro rispetto a quello iniziale, questo per far capire che inizialmente li “gonfiano” di molto.
Le possibilità vanno dai safari super economici dove le sistemazioni sono in tende spartane a quelle extra lusso. Noi viaggiando con dei bambini abbiamo optato per strutture molto valide preferendo spendere di più ma avendo una sicurezza maggiore a livello di igiene. Abbiamo anche richiesto un safari privato, ovvero di avere la guida e il mezzo interamente per noi senza dover dipendere eventualmente da altre persone. Questo fa aumentare il prezzo ma con dei bambini di 5 e 3 anni è essenziale per poter rispettare i loro tempi con le soste necessarie senza dover condizionare persone che hanno esigenze e abitudini differenti.
Abbiamo inoltre scelto di poter avere la jeep con apertura del tetto e anche questo fa costare di più l’esperienza. Si può optare, eventualmente, per il furgoncino tipo Volkswagen California ma considerate le strade che abbiamo trovato senza jeep sarebbe stato impossibile.
Abbiamo confermato il safari con acconto del 30% a fine marzo, abbiamo poi dovuto integrare un 40% a fine settembre perché le autorità kenyane avrebbero aumentato dal 1° ottobre gli accessi ai parchi di 100$ a veicolo a parco (300 nel nostro caso) e volevamo evitarlo altrimenti si avrebbe potuto saldare tutto all’arrivo. Il restante 30% lo abbiamo pagato con carta tramit eil link sicuro del sito dopo aver incontrato il nostro driver all’aeroporto.
L’unica cosa “spiacevole” è che per fare un pagamento sicuro sono richieste delle commissioni alte proporzionali all’importo da pagare. Noi abbiamo speso circa 90 euro per quest’ultime.
Verso Tsavo Ovest
Sempre Chombo ci ha aiutati con l’acquisto di una sim locale. Sia per lavoro che per comodità nei posti dove il Wi-Fi sarebbe potuto non esserci, Anna ne ha acquistata una. Il costo è stato di 17,00 euro per una connessione di solo internet con 22GB inclusi.
La mancia in questi posti è di prassi, già solo uscendo dall’aeroporto ti prendono le valigie senza via di scampo per potersi poi accaparrare la mancia.
Ci ha accolti un caldo asfissiante e umido (34 gradi), siamo saliti sulla nostra jeep privata in direzione Tsavo West National Park per iniziare il nostro safari.
Il viaggio da Mombasa al nostro lodge Kilaguni Serena Safari Lodge era di 275km con tempo di percorrenza di circa 5h30′. La velocità massima consentita è di 80km/h ma il problema sono le strade. A parte la corsia unica con traffico serrato di camion da dover continuare a frenare ed accelerare per superare, il problema grosso sono le strade dissestate con buche e sterrate. Soprattutto una volta entrati nel parco per raggiungere il lodge sono stati 50km di terra rossa.
Abbiamo fatto una pausa dopo 3 ore per circa 30 minuti in un negozio di souvenir dove c’erano anche i bagni. Purtroppo abbiamo acquistato subito qualcosa anche se non tanto avendo come obiettivo l’acquisto di souvenir alla fabbrica di legno una volta raggiunta la costa dopo il safari. Per loro è normale contrattare, anzi se non lo fai risulti maleducato, sono partiti molto alti ma siamo riusciti a dimezzare salvo scoprire verso la fine della vacanza (dopo aver conosciuto degli italiani che vanno in Kenya da 15 anni) che il prezzo trattato era comunque folle! Sbagliando, però, si impara e speriamo torni utile a qualcuno.
Parliamo in modo più dettagliato sui costi al paragrafo “Idea di costi dei souvenir per non farsi trovare impreparati”.

Dopo l’ingresso al parco dello Tsavo Ovest abbiamo proseguito in direzione del lodge e abbiamo iniziato a vedere i primi animali. Ad accoglierci per primo è stato un esemplare di giraffa maschio proprio al bordo della strada, è stata una prima emozione spettacolare vedere questo animale così alto e unico.

Da qui si sono susseguiti molti avvistamenti dai simpaticissimi “dik dik” agli impala e orici.

Kilaguni Serena Lodge
Tsavo Ovest
Arrivati al nostro lodge, Kilaguni Serena Safari Lodge, siamo andati subito a pranzo essendo le 14:00 passate. Il safari include tutti i pasti (bevande escluse). E’ inclusa acqua naturale solamente in bottiglia in stanza.
La varietà di cibo non era moltissima ma tenendo conto di essere 50km all’interno del parco e completamente isolati è comprensibile. Si trovava l’angolo pesce, riso, pasta da personalizzare con due salse, insalata, qualche contorno e frutta.
Al mattino, per colazione, era presente pane, uova da far personalizzare con eventuali aggiunte (funghi, peperoni, cipolle, olive ecc.) oltre a qualche croissant e moltissima frutta. Da bere si trovava caffè americano, latte e succhi.
La nostra sistemazione comprendeva un letto matrimoniale + un letto singolo. Iris essendo sotto i 5 anni era gratuita e non prevedeva un letto a parte, se lo richiedevamo dovevamo optare per due stanze avendo capienza massima per 3 persone. Ci siamo un po’ arrangiati spostando il materasso a terra e recuperando la struttura del letto dove abbiamo ammucchiato i piumoni (era caldo di notte) per fare una base morbida. I letti erano circondati da tenda anti zanzare che veniva aperta e sistemata dal personale mentre eravamo a cena. La cena avveniva a lume di candela per evitare il più possibile di attirare insetti che, ovviamente, sono presenti essendo nel bel mezzo della savana.
La stanza presentava poi bagno con doccia e un terrazzo che dava direttamente sul parco e sulla pozza d’acqua in fronte alla struttura dove a qualsiasi ora si potevano vedere animali abbeverarsi. Noi abbiamo visto impala, zebre, orici, gnu, bufali e iene.

La struttura è composta dall’edificio principale con reception, bar, ristorante e terrazzo che affaccia sulla pozza per gli animali. Ai lati della struttura sono diposte varie casette tipiche dove si trovano le stanze. E’ un lodge molto tranquillo e completamente immerso nella natura. Non è possibile uscire da soli dall’area recintata in quanto si sarebbe completamente esposti all fauna del parco.

Il lodge è considerato categoria 4 stelle e per noi le vale, forse non molto per il cibo ma si sa che per noi italiani è un punto debole e trovarlo ottimo all’estero è difficile.
Il wi-fi era disponibile solamente nelle aree comuni.
Tutto sommato il nostro voto per la struttura è 8, quindi più che approvato.
Tsavo Ovest
Il giorno successivo al nostro arrivo è completamente dedicato allo Tsavo Ovest, al mattino effettuiamo il primo game drive alla ricerca di animali. Vediamo bufali, orici, zebre e un’enorme famiglia di babbuini che ci ha divertiti veramente molto. Vediamo anche il “Topi” e Cobo defassa.



Dopo una mattinata in game drive rientriamo al lodge per pranzo e riposiamo un po’ per poi uscire nuovamente alle 14:00. Il nostro driver vuole portarci al Rhino Sanctuary. Questo luogo dista 33km di strada rossa dal nostro lodge (1 ora di auto circa) ed è una zona protetta e recintata di 3.200 metri quadrati dove vivono circa 200 rinoceronti neri. Non sono in cattività ma è proprio una zona ricreativa protetta. Apre alle 15:00 e chiude alle 17:00. Noi abbiamo trascorso all’interno proprio 2 ore arrivando giusti per l’apertura e andandocene per la chiusura. Purtroppo non siamo stati fortunati, abbiamo girato per 2 ore senza avvistare alcun rinoceronte. Siamo anche scesi vicino alla pozza dell’acqua dove sostano i ranger per attendere un po’ e vedere se arrivavano. I ranger ci hanno riferito che, solitamente, si vedono attorno alle 19:00 quando arrivano ad abbeverarsi. Purtroppo per quell’ora il parco è chiuso, è possibile rimanere con le tende tutta la notte in aree protette ma noi non avevamo preventivato questa possibilità soprattutto avendo dei bambini piccoli.

Peccato, ci abbiamo provato ma non siamo stati fortunati. Abbiamo visto comunque molte zebre e giraffe.
Rientrando verso il lodge abbiamo incontrato un elefante rosso (il primo del nostro safari). La colorazione rossa deriva dal colore del terreno, essendo l’animale pieno di polvere era diventato rosso. Gli elefanti tendono comunque a ricoprirsi di terra perché in questo modo l’esposizione diretta al calore di questi luoghi e ai continui raggi solari va a crepare lo strato di terra secco creatosi sopra la pelle e non ad intaccare la pelle stessa.

Il safari è una tipolgia di viaggio che richiede pazienza, si va piano piano e si cercano gli animali. Possono passare decine di minuti senza vedere nulla e poi tutto ad un tratto vederne tantissimi.
L’esperienza con dei bambini è molto bella ma anche impegnativa perché si trascorrono molte ore in auto percorrendo strade dissestate essendo nel bel mezzo di savane e parchi naturali. I nostri bambini, per fortuna, sono molto adattabili e per loro le strade distrutte erano un buon motivo per dormire, si facevano delle dormite infinite soprattutto nei trasferimenti tra un parco ed un altro. Durante il safari, invece, erano molto coinvolti nel cercare e scovare animali.
La nostra jeep, interamente privata, aveva 7 posti (fila finale di 3 uniti e poi due file da due sedili), i bambini si alternavano nel dormire in fondo distesi a volte anche assieme. Era dotata di tetto apribile che restava sempre aperto durante la permanenza nei parchi per poterci alzare e vedere meglio gli animali, era anche possibile rimanere in piedi durante tutto il periodo per poter vedere meglio dall’alto eventuali animali più lontani.

Verso Amboseli
Dopo un’intera giornata trascorsa all’interno dello Tsavo Ovest è tempo per noi di partire di buon mattino (06:30) in direzione Amboseli.
Il nostro driver ci anticipa che avremo una “bad road” ovvero una brutta strada ma non pensavamo così brutta!
Per uscire dallo Tsavo Est percorriamo una strada veramente dissestata, siamo ancora all’interno del parco ma non pensavamo di doverci muovere in una strada così terribile. Era piena di massi nel mezzo e tutta saliscendi, si procedeva a passo d’uomo.
Una volta raggiunta l’uscita al gate Chyulu facciamo una sosta bagno e inizia quella che è veramente una brutta strada.
Piccola parentesi sui bagni, pensavamo di trovare bagni sporchi e poco curati ma tutti quelli in cui ci siamo fermati ai safari o nei paesi erano molto più curati e forniti (di carta igienica) rispetto agli autogrill italiani.
La strada ci porta attraverso il territorio abitato dal popolo Masai. La strada è completamente dissestata a onde, come se fossero passati dei carro armati e ne avessero lasciato le strisce dei cingolati. Strada completamente sterrata e bianca, così per 90km con velocità media di 40km/h. Lungo il percorso i nostri occhi vedono povertà ma anche dignità. E’ pieno di bambini che salutano appena passiamo, riconoscendo la jeep tipica usata dai turisti. Incontriamo ragazzi che percorrono decine di chilometri a piedi ma non capiamo per cosa. Hanno zaini e pensiamo alla scuola ma si muovono nel nulla, i paesi si trovano a circa 7/8km l’uno dall’altro e veramente non riusciamo a comprendere dove si stiano dirigendo.

Molti bambini sono scalzi con un bastone in mano a dirigere gressi di capre, pecore e mucche.

Siamo partiti da casa con una valigia piena di vestiti e scarpe da donare, vorremmo fermarci qui ma il driver ci consiglia di farlo quando andremo a Watamu. Non capiamo ma sembra no voler fermarsi quasi come se avesse paura che ci assalissero (in modo buono) e preferisce evitare.
La strada torna ad essere asfaltata quando mancano circa 20km al nostro lodge di Amboseli.
Visita ad un villaggio Masai
Ci fermiamo ad un villaggio Masai che si trova a circa 10km dal nostro lodge. Non è incluso nel nostro pacchetto e, infatti, il driver ci aveva chiesto in anticipo se ci sarebbe piaciuto fermarci.
Normalmente i Masai non accolgono i turisti, ci sono solamente 3 villaggi che lo fanno e richiedono circa 25$ (40 euro) a persona adulta per entrare.
Ci accoglie il capo della tribù che tende a parlare lingua inglese per spiegare ai turisti. Dopo aver richiamato a raccolta gli altri Masai procedono alla loro danza cantata e preghiera per gli ospiti (ovvero noi turisti).

Dopodiché si procede alla visita di una delle loro case create interamente in fango dalle donne. Il tetto è di paglia e feci secche di elefante. All’interno è completamente buio, sono presenti due “letti” costruiti con bastoni e pali e i cui “materassi” non sono altro che pelli secche di mucca. E’ presente un piccolo foro al muro in prossimità dell’angolo adibito a cucina/fuoco. Ovvero un cumulo di cenere con una pentola dove vengono preparati i cibi.


A differenza nostra il letto più grande è destinato ai bambini mentre il letto più piccolo (dimensione di una piazza e mezza scarsa) è destinato a mamma e papà.

Da sottolineare che gli uomini Masai sono poligami, hanno quindi più di una moglie e figli con più donne.
Una volta concluso il tour della casa tipica veniamo accolti in quello che normalmente è il centro del villaggio dove vengono riuniti gli animali da pascolo. Durante la nostra visita non erano presenti. Questo perché non era stagione delle piogge e, di conseguenza, alcuni uomini Masai partono con il bestiame alla volta del Masai Mara in Tanzania dove le precipitazioni sono più frequenti per far sì che gli animali possano abbeverarsi, faranno rientro nel momento in cui tornano le piogge.
In questo luogo ci fanno sedere e ci mostrano la loro tecnica di accensione del fuoco strofinando su una piastra di legno adagiata su sterco secco di elefante, un bastoncino. Una volta creato il surriscaldamento giusto prenderà vita il fuoco con il quale cucineranno.

I Masai non usano tecnologia, tutto ciò che serve loro per vivere deve venire da madre natura a partire dall’accensione del fuoco, alla creazione delle unità abitative, al mangiare dato dalle carni del bestiame, il latte e addirittura dal sangue animale (eh sì, bevono il sangue!).
Non si curano con medicinali ma solamente con ciò che la natura può fornire loro. Ci illustrano quindi varie erbe, arbusti e legni spiegandoci le loro proprietà e modalità di utilizzo (come la bollitura e poi berne l’estratto ecc.).
Conclusa questa fase cercano sempre di raccogliere qualche soldo extra. I soldi che vengono dati loro inizialmente vengono utilizzati come donazione alle scuole dei paesi vicini.
E’ poi possibile acquistare direttamente dai Masai dei souvenir creati dalle donne come braccialetti, maschere di legno ecc.
Tenderanno a partire con prezzi follemente alti e non riuscirete mai ad arrivare a pagare il vero prezzo che questi oggetti valgono, magari presi dall’apprensione verso la loro vita povera andrete sempre a dare loro di più (dopo lunghissime contrattazioni che per loro sono d’obbligo).
Con questi soldi raccolti loro acquisteranno il cibo che serve al villaggio per sopravvivere quando il cibo autonomamente prodotto tramite il bestiame non è sufficiente. Soprattutto nel periodo in cui gli animali sono migrati con altri Masai in Tanzania. Dovranno per forza di cose rivolgersi a bancarelle locali per acquistare ciò di cui necessitano per continuare a vivere.
Kibo Safari Camp
Amboseli National Park
Dopo questa esperienza primitiva arriviamo al nostro lodge alle 11:30 circa, ovvero dopo 5 ore di viaggio tenendo ovviamente conto di circa 45 minuti di sosta dai Masai per la visita del villaggio.
Ad Amboseli abbiamo optato per un lodge a 2km dall’ingresso del parco, questo perché all’interno del parco stesso non ci sono molti lodge e, comunque, il Kibo Safari Camp (il lodge da noi scelto) ci piaceva di più. Trovarsi a 2km dal gate di ingresso non è stato un punto sfavorevole.
La hall del lodge è molto accogliente. Il personale ci ha accolti con degli asciugamani freschi per rinfrescare il viso e con una bevanda a base di anguria, molto gustosa.

Dopo la consueta compilazione dei documenti veniamo accompagnati in “stanza” dal personale (che poi ha voluto la solita mancia).
Non si trattava, appunto, di una stanza ma di una tenda enorme moderna. Per noi è stata la sistemazione più spettacolare dove avessimo mai soggiornato. Particolare ma veramente meravigliosa! Peccato esserci stati solamente una notte. In realtà ci eravamo informati per aggiungere una notte ancora nell’estate del 2025 per rendere il safari meno pesante ma il costo che ci era stato dato era di 900,00 euro per una notte extra essendo alta stagione.
La tenda era enorme. Esternamente era presente un patio con poltrone ma la vera chicca era proprio l’interno della stanza.

Noi avevamo la “family B” il cui ingresso era composto da subito da due letti singoli destinati ai bambini con tanto di tende antizanzare che li circondavano, era poi presente un piccolo angolo con tavolo e tanica di accqua potabile quindi non normali bottiglie da litro ma una vera e propria tanica da 20 litri.
Si procedeva poi per un corridoio (dove era disposta anche una culla destinata ai neonati sempre circondata da tende antizanzare) che portava a sinistra alla camera matrimoniale con annesso bagno e proseguendo dritto ad un altro bagno composto da stanza con lavandino, doccia e altra stanza con wc.
Lo stesso in camera matrimoniale, il letto king size era circondato da rete antizanzare e affacciava su un bagno con lavandino, doccia separata da stanza con tenda e wc con relativa tenda. Non mancavano, ovviamente, tantissimi armadi aperti in legno chiaro. Abbiamo notato esserci anche borse dell’acqua calda molto probabilmente destinate alle notti dei periodo più freddi. Avevamo letto online che i lodge mentre si è a cena passano a chiudere le tende antizanzare e ad inserire le borse dell’acqua calda sotto le coperte per trovare i letti caldi.
Nel nostro caso, essendoci 34 gradi di giorno, l’ultimo passaggio non lo abbiamo appurato ma possiamo confermare che le tende venivano chiuse durante la nostra assenza per cena.
Il pranzo era previsto per le 12:30, avendo del tempo libero ne abbiamo approfittato per utilizzare la piscina della struttura. Per i sentieri del lodge abbiamo trovato anche uno struzzo che gironzolava indisturbato!

Il wi-fi prendeva solamente nelle zone comuni.
Alle 12:30 siamo andati a pranzo e siamo rimasti impressionati dalla quantità e varietà di cibo disponibile. C’era l’angolo della pasta personalizzabile, l’angolo della carne, dei dolci, della frutta, del pane, delle minestre, delle verdure, dei piatti freddi ecc.
Veramente un buffet da livello 5 stelle e da resort all inclusive. Veramente ottimo. Anche in questo lodge le bevande non erano incluse ai pasti. Da tenere presente che costano comunque circa 1,30 euro a bottiglia da litro quindi prezzi veramente miseri.
Il lodge è classificato 5 stelle e per noi le vale, il nostro voto qui è 10 in quanto non abbiamo trovato difetti.
Amboseli National Park
Tempo di rientrare in stanza a lavare i denti ed è già ora di uscire. Il driver ci aveva dato, infatti, appuntamento per le 14:00 per il game drive pomeridiano all’interno di Amboseli.
Raggiungiamo il gate di Kimana a 2km dal lodge e inizia la nostra avventura ad Amboseli, il parco che ci ha catturato di più il cuore!

Appena entriamo il driver ci riferisce di non preoccuparci se vediamo molta polvere, Amboseli è famoso per questo (infatti torneremo in tenda pieni!).
Iniziamo a girare per il parco alla ricerca di animali. Vediamo sempre zebre, antilopi e gnu. Piano piano arriviamo nella zona di OI Tukai dove sorge un lago e da lì iniziamo a vedere anche elefanti (anche se un po’ lontani dalla strada), vediamo anche fenicotteri fino ad avvistare dei facoceri che venivano controllati a distanza da delle iene.


Dopo varie foto continuiamo a girare fino a raggiungere una raduna chiamata dal nostro driver “shopping center” da quante centinaia di animali si potevano vedere tra struzzi, gnu, antilopi e zebre. Poco distante troviamo anche un elefante a bordo strada e degli ippopotami in acqua. Purtroppo nessun felino.


Nel rientrare ci imbattiamo in un branco di circa 30 o più esemplari di elefanti tra femmine, maschi e cuccioli. E’ stato veramente emozionante averli a bordo strada con il Monte Kilimanjaro sullo sfondo.

Abbiamo assaporato questo momento scattando moltissime foto. E’ passato anche un bufalo molto molto vicino, affascinante.

A circa 30km avevano avvistato un ghepardo, il driver ha però deciso di non andarci in quanto alla radio (che inizialmente non funzionava) riferivano trovarsi a circa 100 metri dalla strada e visibile solamente con binocolo. I bambini non sarebbero mai riusciti a vederlo, noi solo con binocolo senza nemmeno poterlo fotografare e, soprattutto, 30km avrebbe voluto dire circa 40 minuti di auto nel senso opposto al lodge con un animale in libertà che corre anche a 100km/h e sarebbe potuto sparire da un secondo all’altro qualora avesse visto una preda.
Rientriamo al lodge un po’ tristi per non aver visto felini ma pieni di gioia per tutti gli altri animali (soprattutto elefanti) visti e lo spettacolo paesaggistico di questo parco.
La giornata si conclude con il rientro al lodge, il nostro asciugamano che ci ha accolti nella hall è diventato di colore marrone (eravamo sporchissimi!). La cena era servita dalle 19:30 dove abbiamo trovato di tutto: pizza personalizzata, riso fritto, zuppe buonissime, pesce alla griglia, carne ai ferri, verdure, dolci, frutta e chi più ne ha più ne metta.
Siamo anche stati deliziati da un’esibizione canora e ballata da parte di tutto il personale di sala (cuochi inclusi) che hanno contagiato tutta la clientela con la loro felicità e i sorrisi da orecchio ad orecchio. Sono stati veramente simpatici e coinvolgenti.
E’ incredibile come persone con così poco riescano ad essere felici.
Alle 21:00 abbiamo assistito ad uno spettacolo dei Masai proprio fuori il ristorante, ci hanno accolti con i loro balli, canti e saldi.

Ci rintaniamo in stanza a dormire. E’ prevista la sveglia alle 06:00, colazione alle 06:30 e partenza alle 07:00 per 2 ore di game drive mattutine ad Amboseli prima di partire alla volta di Tsavo Est.
Il driver vuole entrare presto ad Amboseli per avere maggiore possibilità di avvistare i felini che tendono a muoversi maggiormente nelle ore più fresche come la mattina presto e la sera.
Infatti la radio suona e ci comunicano di aver avvistato le leonesse, si parte a velocità sostenuta (80km/h) in direzione leonesse. Per strada troviamo qualche intoppo, ovvero una famiglia di elefanti in mezzo alla strada. Qualche foto visto che non ci era possibile passare e poi si riparte a grande velocità.

Le leonesse c’erano (3) ma molto lontane, si vedevano ad occhio nudo ma con difficoltà. La macchinetta fotografica con lo zoom al massimo è riuscita a catturarle in alcune foto, bisognava poi vederle con il binocolo. Erano nascoste tra l’erba alta dove avevano adocchiato un branco di gnu che, però, si trovava troppo distante. Non avrebbero potuto attaccare altrimenti sarebbero uscite allo scoperto troppo presto e l’attacco non sarebbe andato a buon fine. Ci sarebbe piaciuto sostare ad aspettare l’attacco ma chissà dopo quante decine di minuti o dopo quante ore gli gnu si sarebbero avvicinati e noi non potevamo attendere troppo.

Tsavo Est ci attendeva con 250km di strada, la maggior parte sterrata e brutta. Dovevamo per forza di cose partire.
Salutiamo quindi anche Amboseli con grande tristezza perchè il ldoge era spettacolare e perché il parco ci ha donato emozioni e paesaggi veramente bellissimi. Il Monte Kilimanjaro ha il suo fascino, averlo di fronte e poterlo vedere con in propri occhi fa sì che non si voglia mai lasciare ma come ogni viaggio c’è un inizio ed una fine e per noi, purtroppo, Amboseli ha durato troppo poco.
Abbiamo ancora qualche chance per vedere i felini da più vicino, solo Tsavo Est ci può dare ancora questa possibilità. Riusciremo?
Verso Tsavo Est
La strada da Amboseli al lodge nello Tsavo Est è veramente pessima. I primi 35km sono asfaltati e facilmente percorribili.
Dalla cittadina di Oloitokitok inizia, invece, una strada completamente sterrata e dissestata di circa 80km.
Passiamo ad Oloitokitok di domenica e vediamo le persone nella loro quotidianità, per loro è molto importante vestirsi “eleganti” nei giorni di festa. Seppur una cittadina povera, il driver ci riferisce che qui le persone vivono solamente di ciò che coltivano e c’è un’alta concentrazione di popolazione anziana (oltre i 100 anni!) perché si nutrono, appunto, solamente di ciò che coltivano presonalmente. Non ci sono conservanti o prodotti chimici in ciò che ingeriscono, mangiano ciò che la natura crea e sono in ottima salute (per quanto lo possa essere in questi posti).
I giorni precedenti ha piovuto e la strada dopo Oloitokitok è molto fangosa. I bambini per fortuna dormono ma affrontiamo dei punti parecchio cruciali tanto da non capire se siamo in una strada un tempo fiume (nella stagione delle piogge) o se veramente una strada per nulla curata.
Ad un certo punto ci fermiamo, la “strada” è bloccata da ruspe e camion molto probabilmente per la sosta domenicale e di conseguenza per passare dobbiamo optare per gli argini.
A destra c’è una normale auto bloccata dal fango, a sinistra una jeep come la nostra che guidava nel senso opposto e si è arenata in salita nel fango. Non abbiamo scelta, per passare dobbiamo per forza scendere a fianco della jeep arenata e attraversare l’acqua che si è accumulata con la pioggia. Stiamo praticamente guadando un fiume! E’ stata un’esperienza un po’ da brividi.
Per strada abbiamo incontrato tantissima povertà, bambini sempre con un sorriso da donare e una manina alzata per salutare. Ci hanno impressionato ancora una volta i bambini costretti a “crescere troppo in fretta” e dover fare moltissima strada a piedi, prendere l’acqua potabile, accudire i fratelli più piccoli ecc.
Le case sono solamente baracche di lamiere o fango, qualche sasso e bastone. I bagni non esistono, elettricità e acqua corrente men che meno.

Percorrono moltissima strada per poter accedere all’acqua potabile da portare in taniche sopra la testa. Abbiamo visto madri lavare i proprio bambini dentro bacinelle di acqua dal colore alquanto discutibile.
Finita la strada sterrata ci aspettano altri 140km di cui 90 asfaltati e altri 50 all’interno del parco dello Tsavo Est e di conseguenza sterrati. La strada è dritta e libera ma piena di dossi che inevitabilmente fanno frenare.
Dopo 5h30′ di strada raggiungiamo finalmente il nostro lodge ed è ora di pranzo.
Ashnil Aruba Lodge
Tsavo Est
Per lo Tsavo Est abbiamo scelto l’Ashnil Aruba Lodge.
Viene classificato come un 4 stelle ma secondo noi vale meno. Il buffet sia di pranzo e cena sia della colazione è abbastanza scarso. Abbiamo trovato l’angolo pasta personalizzabile e poi una piccola scelta di carne o pesce. Era presente il riso in bianco e la scelta tra 3 contorni, del pane e la frutta.
Insomma un buffet abbastanza scarso.
Per colazione si trovavano le uova da personalizzare, cereali, pane tostato e qualche paitto salato (come salsicce e patate), sempre presente l’angolo frutta e i succhi di frutta.
Anche qui le bevande ai pasti non erano incluse, i prezzi sono sempre molto bassi.
Il Wi-fi prendeva solamente nelle zone comuni.
Ad accoglierci, come ad Amboseli, un bicchiere di succo di frutta e l’asciugamano che qui al rientro dal game drive pomeridiano si è riempito di arancione (dopo il colore rosso della terra dello Tsavo Est).
Le stanze si trovavano in casette che ospitavano due unità raggiungibili da un viale completamente immerso nella natura che la sera era poco illuminato, in stanza era in dotazione una mega torcia per poter vedere dove si camminava.
La nostra camera era composta da bagno a sinistra dell’ingresso appena entrati e poi una piccola stanza che ospitava un letto matrimoniale e un letto singolo che abbiamo unito per farli rientrare entrambi all’interno della tenda antizanzare e per far sì che anche i bambini potessero dormire più larghi utilizzando eventualmente parte del nostro letto.
Era presente un piccolo terrazzino esterno che dava sul parco ma non abbiamo avvistato animali.
Il punto dolente della stanza era la mancanza di ventola, era presente un ventilatore che, però, non era sufficiente per rinfrescare ma per una sola notte si è potuto sopportare.
In questa struttura abbiamo notato che gli insetti entravano più facilmente forse per le camere un po’ più datate e con qualche segno di usura.
Per noi la struttura non vale un 4 stelle, il nostro voto è di 5 quindi abbastanza basso. Se dovessimo tornare andremmo a scegliere un’altra struttura ricettiva.
Tsavo Est
Il driver ci ha dato appuntamento per le 16:00 (essendo arrivati alle 14:00 e dovendo anche pranzare) per il game drive dello Tsavo Est.
Usciamo dal lodge ed iniziamo a girare, il nulla più assoluto. Non vediamo nemmeno zebre o antilopi, siamo veramente molto demoralizzati essendo la nostra ultima possibilità.
Il driver ci riferisce che i giorni precedenti ha piovuto molto e questo fa sì che l’erba vada ad ingrossarsi e sia più facile per i leoni e i felini nascondersi. Le prede quali zebre, antilopi ecc. tendono a migrare un po’ e spostarsi perché non è per loro possibile avere un’ampia visuale dello spazio circostante e sfuggire, appunto, ai grandi felini.
Proprio quando io e Sergei ci stiamo per arrendere ecco che suona la radio, hanno avvistato i leoni! Si parte a grandissima velocità (80-90km/h sullo sterrato), bisogna fare veloce in questi casi perché gli animali possono spostarsi in qualsiasi momento essendo imprevedibili e liberi in natura.
Dopo una mezz’ora abbondante arriviamo al punto segnalato ed ecco che, sotto una pianta, ci sono 2 leonesse che riposano. Poco lontano altre 2 e un cucciolo maschio di circa un anno. E’ stato emozionante avere questi animali a circa 3 metri di distanza, erano proprio sotto la nostre jeep. In silenzio li ammiriamo ma anche in grande velocità perché per poterli vedere così da vicino abbiamo dovuto fare un fuoristrada (che non sarebbe possibile!) anche se attorno all’albero era presente ormai una strada creata dagli pneumatici di molti fuoristrada che ci passavano. Evidentemente era un luogo conosciuto di sosta dei leoni.

Una leonessa stava boccheggiando dal caldo e l’altra dormiva con una zampa appoggiata all’albero, che buffa! E’ stato molto bello vedere anche il cucciolo maschio anche se, effettivamente, poteva essere confuso con una leonessa in quanto la criniera era assente, con un leggero accenno di crescita.


Dopo questo avvistamento ci riteniamo più fortunati, l’uscita altrimenti sarebbe stata proprio un fiasco.
Rientriamo al lodge, con tutta la strada fatta ci vuole circa un’ora e nel ritornare incontriamo anche qualche elefante.
Ceniamo alle 19:30 ad apertura ristorante e poi ci ritiriamo in stanza a dormire, il giorno successivo è previsto il trasferimento a Watamu e dobbiamo partire per le 07:30, giusto il tempo di fare colazione.
Abbiamo lasciato a Chombo una mancia di circa 100$ per tutto il periodo. E’, infatti, consigliato dare una mancia al driver di circa 10$ a persona al giorno. Noi abbiamo un po’ ridotto tenendo conto di essere come 3 adulti.
Verso Watamu
La strada dall’Ashnil Aruba a Watamu è di 170km, 60 dei quali per uscire dal parco dal Sala Gate. La strada per raggiungerlo è terribile, dissesta come poche viste e soprattutto molto scivolosa dalle piogge dei giorni precedenti. La jeep sbandava in alcuni tratti.
Dopo circa 2h30′ riusciamo ad uscire, ovviamente abbiamo effettuato anche qualche sosta per avvistamenti di zebre e giraffe (ormai ne eravamo sazi), ma anche di struzzi, ippopotami e cudù (mai visti, quindi una nuova scoperta). A salutarci a 5km dall’uscita un esemplare enorme di elefante maschio che attraversava la strada per dirigersi al fiume ad abbeverarsi, è stato un bel saluto che ci ha fatto emozionare. L’imponenza di questo mammifero è qualcosa di incredibilmente maestoso.




Giusto fuori dal Sala Gate dicono vivere un coccodrillo che ormai è un punto fisso per i turisti, quasi sempre presente perché lo attirano con carne (purtroppo!). Ci siamo fermati per poterlo vedere ma, ovviamente, con la fortuna che abbiamo non lo abbiamo visto perché in quel momento non era in zona.
Procediamo il nostro viaggio su strada finalmente asfaltata fino a raggiungere dopo 1h00′ Watamu dove raggiungiamo la nostra guest house: Nyumba Ya Afrika.
Nyumba Ya Afrika
Watamu
Avevamo prenotato questa struttura a gennaio, praticamente 11 mesi prima del viaggio, tramite Booking seguito consigli trovati sul web.
La guesthouse è gestita da un italiano, Andrea, e la sua moglie kenyana Hyndra. Molto disponibili e cordiali. E’ una casa sorvegliata h24 da guardia e composta da 6 stanze, è quindi consigliabile prenotarla con anticipo non avendo moltissime disponibilità.
La nostra stanza era molto piccola, secondo noi era predisposta come tripla con la possibilità di allargare il letto singolo per farlo diventare matrimoniale. Aprendolo c’era veramente poco spazio ma, in realtà, la stanza l’avremmo usata solamente per dormire.
Il bagno era ampio e di giuste dimensioni con doccia walk in e boiler automatico che riscaldava l’acqua.
Una nota negativa della nostra stanza, oltre alle piccole dimensioni, era la ventola dell’aria. In realtà nessuna stanza aveva l’aria condizionata ma era presente a soffito la ventola elettrica. Anche se impostata a potenza 5 faceva caldo (tenendo conto che di giorno c’erano 30 gradi e percepiti 34). Le tende antizanzare sopra e ai lati dei letti di certo non aiutavano a far passare aria ma erano sicuramente indispensabili.
Abbiamo notato che dopo alcune ore di utilizzo la ventola iniziava a fare un rumore veramente forte ed eravamo obbligati ad abbassare a potenza 4 altrimenti non si riusciva a dormire (di conseguenza meno aria che circolava).
La stanza aveva un armadio molto capiente e abbiamo disposto sopra le nostre valigie.
Abbiamo fatto amicizia con altri ospiti che soggiornavano al piano sopra e siamo andati a vedere le loro stanze, tutt’altra cosa: spaziosissime. Erano però in 3 quindi molto probabilmente la nostra era l’unica che poteva ospitare 4 persone.
La nostra prenotazione comprendeva anche la colazione che era compsota fa pane tostato con possibilità di aggiungere nutella, miele, marmellata e burro. C’era poi un grande piatto di frutta. Da bere si trovava acqua, latte, caffé e succo di frutta su richiesta. Sergei è abituato a mangiare molto e richiedeva ogni mattina al loro cuoco (Elvis) le uova. Le facevano senza costi aggiuntivi ma prendetevi per tempo! Qui tutto va “pole pole” (piano piano) e ci metteva anche 40/50 minuti per una omelette!
La colazione veniva servita dalle 08:00 alle 09:30 (noi anticipavamo alle 07:30 visto che i bambini alle 06:30 erano svegli, nessun problema per l’anticipo), nella zona comune del salottino/terrazzo dove erano organizzati dei tavolini bordo piscina.

Il pranzo non veniva organizzato perché la maggior parte delle persone trascorre l’intera giornata fuori ma, se ne fate richiesta, dovrebbero poterlo preparare.
La cena, invece, è organizzata per ogni sera e vi chiederanno il giorno prima o la mattina stessa se sarete presenti così da organizzarsi (è extra, a pagamento).
Noi abbiamo cenato ogni sera in struttura per comodità con i bambini piccoli anche perché muoversi avrebbe richiesto farlo con il tuk tuk.
I prezzi erano, secondo noi, un po’ alti per le quantità (e se ci seguite o avete letto altri articoli sapete che mangiamo poco!). Diciamo che uscire avrebbe sicuramente fatto risparmiare sui costi ma chiamare comunque un tuk tuk per andata e ritorno alla fine avrebbe portato allo stesso totale.
Veniva fatto quasi sempre pesce di vari tipi alternando con gamberi, polipo, calamari ecc. una sera normali, una sera fritti ecc. accompagnato sempre da patatine fritte e qualche volta verdura di altro tipo (melanzane, peperoni, zucchine, fagioli).
Ai bambini facevano riso o pasta in bianco essendo “delicati” con la varietà di cibo. Se, comunque, chiedete un piatto di pasta piuttosto che il secondo non ci sono problemi. Sono molto disponibili.
Frutta e gelato a cena sono su richiesta e sempre a pagamento.
Noi abbiamo effettuato 10 cene in 4 e abbiamo speso 400,00 euro, quindi una media di 10,00 euro a persona. Tenendo conto che i bambini mangiavano solamente un piatto di riso in bianco o pasta in bianco farla pagare 10,00 euro è un po’ esagerato. All’interno dei 400,00 euro c’è comunque anche la frutta che abbiamo preso per 6 sere. Se poi optate per birra, vino, gelati ecc. il prezzo va a lievitare. Da tenere presente che una cena hanno cucinato aragosta e l’hanno fatta pagare 25 euro a testa…
Ci sono stati alcuni problemi con la corrente, non dovuti direttamente dalla casa. Saltava in tutta Watamu e a volte per una decina di minuti, altre per anche ore (il 31 dicembre in particolare). Il “problema” era che la guest house aveva due generatori ma rotti.
Per noi non era un problema, stare al buio con le lampade portatili era anche carino ma per alcuni clienti era fastidioso. Soprattutto perché tendeva a saltare attorno alle 19:30 e molti ospiti rientravano a quell’ora per la doccia. Ciò comportava praticamente un’assenza totale di acqua nelle camere ai piani superiori (non nella nostra) e un dover lavarsi completamente al buio. Per alcuni ospiti era di grande disagio e abbiamo appurato che non aggiustavano i generatori perché troppo costoso (!!!). Se, però, la corrente salta spesso e si ha una guesthouse a nostro avviso dovrebbe essere la cosa principale da avere per non creare disagio; in 10 giorni che siamo stati la corrente è saltata 6 volte quindi abbastanza.
Questo creava, ovviamente, disagio anche al cuoco Elvis che si trovava a dover cucinare al buio con dei fornelli elettrici improvvisati.
La strada che porta a Nyumba Ya Afrika, purtroppo, è completamente dissestata e in tuk tuk si prendono delle buche pazzesche ma questo non è colpa della struttura. Da come ci hanno detto è previsto che venga asfaltata (lo speriamo per loro!).

Ocean Breeze Beach
Per quanto riguarda le spiagge Nyumba Ya Afrika dista 200m a piedi da Ocean Breeze e 7 Island Beach. La strada è sterrata e sporca ma qui i rifiuti si trovano ovunque fuorché nei cestini.
Noi abbiamo trascorso solamente un pomeriggio (quello di arrivo) a Ocean Breeze. Purtroppo la spiaggia non ci è piaciuta per nulla:
– siamo arrivati nel momento di bassa marea e nel mare non c’era un filo di acqua. Si sa che queste zone sono soggette alle maree che hanno anche il loro fascino ma qui non è proprio possibile fare il bagno perché acqua non c’è, bisogna per forze di cose spostarsi in un punto in mezzo al mare (circa 100m) dove però si recano tutti e non c’è molto posto
– sono presenti i “beach boys” che sono questi ragazzi locali che si attaccano addosso come cozze per cercare di venderti escursioni e non ti lasciano un secondo. Noi siamo stati molto rigidi fin da subito e ci hanno lasciati stare
– è una spiaggia molto frequentata dai locali e dai pescatori, si trovano quindi molte barche arenate quando c’è la bassa marea. Quando si alza e si vuole entrare in acqua bisogna fare gli slalom tra barche e corde
– quando siamo arrivati noi c’erano veramente troppe alghe, non solo a riva ma anche nel bel mezzo del mare, praticamente impossibile farci il bagno a meno che non vada bene riempirsi
La spiaggia è composta da vari bar/ristoranti che offrono anche lettini. Con 600 scellini (circa 5 euro) si hanno un ombrellone e 2 lettini per tutto il giorno. Seguito consiglio di Andrea della nostra guesthouse ci siamo rivolti al Kachawe Beach Watamu nella spiaggia e abbiamo pranzato con riso per i bambini, patatine, un piatto di pesce e uno di ravioli per 3.400 scellini (ovvero 23 euro circa).
In alternativa (ma non abbiamo provato) sono consigliati il Mary’s beach e Miramare da Gianni che si trovano più avanti.
Praticamente una volta finito il sentiero da Nyumba alla spiaggia e arrivati in quest’ultima si va a sinistra e il Kachawe è l’ultimo di 3 ristoranti; Mary’s e Miramare sono più distaccati proseguendo più avanti.
Non piacendoci la spiaggia abbiamo parlato con altri ospiti che ci hanno consigliato Garoda Beach.

Garoda Beach
Questa spiaggia non è comoda alla guesthouse infatti dista 9km; va preso il tuk tuk, basta uscire dalla guesthouse ed incamminarsi verso la strada principale e se ne troveranno a bizzeffe. Molti chiedono 1.000 scellini a tratta ma noi siamo riusciti a contrattare a 700. Questo significa che andata e ritorno da Nyumba a Garoda viene 1.400 scellini (poco meno di 10 euro). Noi abbiamo preso il numero di un ragazzo (se avete bisogno possiamo darvelo scriveteci su Instagram inviaggioconipomo) con cui ci accordavamo per il giorno successivo sugli orari. In questo modo si ha la garanzia che venga a prendere davanti alla struttura e lui avrà clienti garantiti per determinati giorni, in questo caso può aiutare a contrattare sul prezzo.

Il tempo di tragitto è di poco meno di 20 minuti in quanto va attraversato il centro di Watamu molto caotico e sono presenti molti dossi che fanno fermare completamente il mezzo.
Garoda Beach è stata la nostra salvezza, infatti ci siamo venuti per 8 giorni (i 2 restanti abbiamo fatto un’escursione un giorno e Jacaranda Beach un’altro).
Prima di entrare in spiaggia si trovano alcuni negozi, le persone non sono per nulla pressanti. Qui i becah boys sono inesistenti e ci hanno spiegato sia soprattutto perché “fuori mano” dal centro di Watamu e quindi molto scomoda per loro da raggiungere, dovrebbero spendere soldi per tuk tuk e quindi non conveniente.

I lettini sono in legno con materasso e sono strutturati sotto teloni che danno ombra. Non si ha quindi un vero e proprio ombrellone ma si è tutti affiancati garantendo comunque un po’ di distanza. Nonostante fosse periodo di alta stagione e noi ci siamo andati sia a Natale che il 31 dicembre non abbiamo mai trovato grande caos. C’erano molte persone ma educate e rispettose degli altri.
I lettini sono gestiti da vari ragazzi locali e ognuno di loro ha il proprio settore da gestire, il prezzo è il medesimo a chiunque ci si rivolga. Noi abbiamo fatto amicizia dal primo giorno con Mackveli e ogni giorno andavamo sempre da lui.
Qui i lettini hanno un costo un po’ superiore (500 scellini a lettino), un’intera giornata per 2 lettini si spendono 1000 scellini (circa 7 euro, ovvero 3,50 euro a lettino).
E’ possibile pranzare da loro, forniscono un menù standard e il cibo viene preparato da un ristorante in centro a Watamu e consegnato in spiaggia.
Noi abbiamo quasi sempre mangiato qui perché non sapevamo esserci a due passi soluzioni migliori! Quindi non mangiate qui!
Non perché non sia buono ma perché allo stesso costo potete mangiare seduti comodi e con più varietà.
Il menù della spiaggia faceva scegliere tra molti piatti di pesce (aragosta, gamberi, polipo, calamari sempre con patatine come contorno) oppure riso in bianco, patatine fritte, samosa, frutta ecc.
Un piatto di gamberi con patatine costava 2.000 scellini (14 euro circa).
L’acqua naturale da 1L 300 scellini (2 euro). Noi mangiavamo poco e con 3000 scellini (20 euro) al giorno pranzavamo in 4 anche se era poco (1 piatto di gamberi e patatine e 1 piatto di patatine per i bambini). Il piatto di frutta veniva 1.000 scellini.
Dovendo prendere il cibo da un ristorante in centro bisognava ordinare molto prima, noi abbiamo imparato ad ordinare alle 10:00 per avere il pranzo alle 12:00 in quanto consegnavano ogni ora circa (12:00, 13:00, 14:00).
Solamente gli ultimi giorni abbiamo scoperto essere possibile pranzare anche nei ristoranti di 2 resort che affacciano su questa spiaggia (di cui uno abbastanza di lusso). Inizialmente pensavamo fosse riservato solamente agli ospiti che vi soggiornavano.
Parlando con degli italiani in spiaggia abbiamo scoperto poter accedervi. Uno è il Kibo Resort & Restaurant e nella struttura affianco c’è il Gecko. Il primo è proprio un ristorante, il secondo è più un bar anche da fastfood sempre all’interno di un resort (Garoda Resort).
Al Kibo è richiesta la prenotazione possibilmente il giorno prima e abbiamo pranzato solamente il 29 dicembre (essendocene accorti tardi). Abbiamo speso 4.100 scellini (27 euro circa) quindi un po’ di più rispetto al mangiare in spiaggia ma si mangiava seduti comodi e abbiamo preso anche un piatto in più.
Più precisamente: una porzione molto abbondante di riso in bianco, 1 burrito molto ricco di salmone e verdure, un piatto di ravioli e spinaci e 1 acqua frizzante da 700ml.
Al Gecko, invece, non è necessaria la prenotazione. Ci siede in dei piccoli tavoli del bar del resort e il cibo è molto vario. Si può scegliere tra pizza, panini come hamburger, piadine ecc.
Abbiamo pranzato qui l’ultimo giorno ovvero il 30 dicembre e abbiamo speso 4.150 scellini (28 euro circa) prendendo: 2 roll di cui uno di pesce e uno vegetariano, 1 focaccia grande come una pizza, 1 bottiglia di acqua frizzante da 1L e una coca cola).
A nostro avviso si deve pranzare in uno di questi due ristoranti raggiungibili a piedi dalla spiaggia di Garoda (nemmeno 100 metri) invece di pranzare nei lettini dove si è pieni di sabbia con dei piatti più scarsi. Peccato essersene accorti solamente il 28 dicembre (3 giorni prima di partire). Il 29 abbiamo pranzato, appunto, al Kibo prenotando il 28. Il 30 siamo andati al Jacaranda per vedere la spiaggia là e il 31 abbiamo pranzato al Gecko in quanto il Kibo non accettava ospiti perché stavano organizzando la cena dell’ultimo dell’anno.
Anche Garoda Beach è, ovviamente, soggetta a maree ma a differenza di Ocean Breeze e 7 island qui anche nel punto in cui il mare è più basso si riesce a fare il bagno.
Le alghe (molte meno) si trovano solamente in ingresso, una volta superate si trova un’acqua cristallina. Quando la marea è bassa è possibile raggiungere un’isoletta che si forma in mezzo al mare (a circa 200 metri) e che emerge completamente dall’acqua per alcune ore. Ci si distende e si è completamente in mezzo al mare. Il tragitto avrà la prima parte con acqua fino alla pancia per poi calare fino a sparire in prossimità, tutt’intorno l’oceano.

In spiaggia a Garoda si possono trovare anche i dipinti fatti a mano, si vedranno a destra del vialetto di ingresso appena giunti in spiaggia. Ce ne sono a centinaia di diversi colori, dimensioni e fantasie. Anche per questi potete contrattare moltissimo. Noi ne abbiamo acquistai 3 di cui 2 veramente molto grandi. Ci avevano richiesto 38.000 scellini (250 euro) e siamo riusciti a portarli a casa tutti e 3 per un totale di 16.200 scellini (110 euro) e a sentire alcuni italiani che vanno a Watamu da ormai 13 anni e che abbiamo conosciuto in spiaggia potevamo scendere anche a 10.000. Non essendo però pratici del costo e non sapendo veramente il tempo impiegato per realizzarli per noi già il prezzo contrattato (più che dimezzato) ci andava bene e ci sembrava corretto. Alla fine 2 quadri misurano quasi 2 metri per 1,50!

A Garoda abbiamo avuto la fortuna di assistere alla nascita di una tartaruga. Nel pieno del pomeriggio (verso le 16:30) una tartaruga è uscita dalla sua tana e dall’uovo e ha percorso il suo tragitto fino a raggiungere il mare dove avrebbe aspettato i fratelli/sorelle nei giorni successivi. E’ stata un’emozione indescrivibile, da lacrime!

Jacaranda Beach
Jacaranda Beach: è all’opposto rispetto al Garoda. Nyumba si trova proprio a metà tra Garoda e Jacaranda. Il costo, quindi, per andare in entrambe è il medesimo (700 andata e 700 ritorno).
Siamo andati solamente perché ci sembrava brutto non vederla almeno una volta. Per noi sconsigliata!
Nonostante sorgano qui i migliori resort (forse su un pezzo di spiaggia e mare migliore), dove ci era stato consigliato di andare (stabilimento Marafiki Beach Bar & Restaurant) l’aqua era molto limpida ma il fondale era di scogli per circa 100 metri. Non era possibile per i bambini fare il bagno.

Altra cosa per noi negativa era la musica, gli stabilimenti qui avevano tutti musica alta e non era possibile stare tranquilli.
In compenso abbiamo pranzato con grande quantità di cibo per 3.400 scellini (23 euro) con riso, patatine e pesce per tutti oltre ad 1L di acqua.
I lettini sempre 1000 scellini come al Garoda.
Da qui si può andare camminando verso la famosa Sardegna 2 dove, dopo aver passato tutti gli scogli, si trova questa spiaggia di sabbia bianca e acqua cristallina. In bassa marea si formano molte isolette su cui andare.
Altra nota negativa erano i beach boys, qui sono assillanti. Appena ti alzi dal lettino per andare in acqua ti seguono per tutto il tempo senza permetterti di farti un bagno in tranquillità.
Abbiamo adottato la modalità “russa” facendo finta di non capire e parlando solo in russo, in questo modo non riuscendo a comunicare con noi ci hanno lasciati in pace.
Conclusioni: per noi vale la pena Garoda Beach e basta.
Escursioni da Watamu
Consigliano molte escursioni come Rovine di Gede, Sardegna 2, Blu Safari, Malindi, Fabbrica del legno, Che Shale, Marafa Canyon, Mangrovie in canoa ecc. ma noi non ne abbiamo fatte molte.
Rovine di Gede dove ci sono queste rovine antiche e scimmie che ti salgono addosso le abbiamo evitate perché i nostri bambini non amano il contatto diretto degli animali. Non potendo gestire le azioni delle scimmie abbiamo preferito evitare per non creare loro disagi.
Ci avevano sconsigliato il Blu Safari quindi non lo abbiamo preso in considerazione. Si svolge un’intera giornata in barca andando a Garoda, vedere i delfini e pesci con immersione ma ci hanno detto essere molto turistico e poco naturale e con i bambini un’intera giornata in barca non ci convinceva.
Abbiamo deciso di organizzare per il 26 dicembre un’escursione che comprendeva fabbrica del legno di Malindi, mercato di Malindi, dune di sabbia, Che Shale e Marafa Canyon.
Ci è stata organizzata direttamente da Andrea della guesthouse con gli autisti di riferimento suoi, non ha percentuale. Ci ha spiegato che l’unico vantaggio che ha mandando le persone da questa organizzazione è di avere gratuitamente i passaggi in auto qualora volesse andare a Malindi, aeroporto ecc.
Siamo partite dalla guesthouse alle 09:00 con prima tappa alla fabbrica del legno di Malindi, circa 40 minuti di auto.
Qui siamo rimasti affascinati dalla manualità che queste persone hanno e dall’abilità di creare sculture dal un semplice pezzo di legno. Tutto interamente a mano (o a piede per tenere fermi i pezzi di legno) con coltelli e pennelli per dipingere. E’ qui che vale la pena acquistare le sculture, hanno prezzi molto bassi e sarebbero anche disposti a contrattare per limare ancora di più. Noi purtroppo avevamo già acquistato qualcosa durante il safari ma la maggior parte è stata presa qui visto che sapevamo ci saremmo andati, peccato non averli presi tutti qui!


Dopo la tappa alla fabbrica del legno ci siamo diretti al mercato di Malindi, qui il nostro taxista ci ha affidati ad una guida locale che parlava perfettamente l’italiano. Ci ha portati a vedere l’interno del mercato che è veramente enorme e che fa uno strano effetto vedere verdura e frutta per terra o su scaffali ma pieni di polvere e terra, ma qui si vive così! Abbiamo visto proprio la vita quotidiana e la povertà di questa città.



Ci ha poi consigliato di acquistare dei biscotti da dare ai bambini che avremmo trovato nel tardo pomeriggio a Marafa. Lo abbiamo fatto spendendo 2.000 scellini (13 euro) per 2 pacchi di biscotti. Non sappiamo se sia stata una buona idea, lo spieghermo più sotto quando arriveremo al momento della consegna.
Da qui ci ha portati alla spiaggia locale passando per le vie e la zona musulmana di Malindi, qui il tour di Malindi si è concluso. Gli abbiamo lasciato una mancia di 5$ (l’importo è sempre a discrezione del cliente).
Dopo Malindi era prevista la sosta a Che Shale che si trova a circa 40 minuti di auto. Prima di raggiungerla, però, facciamo sosta ad un villaggio lungo la strada per lasciare tutto ciò che avevamo portato con noi da regalare.
Abbiamo trovato moltissime donne con decine di bambini, tutto sommato non erano “vestite/i male” ma vivevano in baracche di lamiere e fango, sicuramente bisognosi di aiuto anche se non quanto la popolazione che avevamo incontrato da Tsavo Ovest ad Amboseli e dove il driver ci aveva sconsigliato di fermarci.

Abbiamo regalato a queste persone tutto: scarpe da corsa da uomo e donna, scarpe e sandali da bambino/a, vestiti da bambino/a e pupazzi.

Giunti a Che Shale è prevista una sosta di 3 ore di relax. Qui c’è un ristorante con annesso stabilimento immerso nella natura e nella spiaggia molto tranquillo e curato. Ovviamente è un luogo turistico in quanto sorge su questa spiaggia immensa ed enorme completamente dorata.
Se si appoggia la mano sulla sabbia e poi la si alza rimarranno attaccati granelli d’oro; questa è la particolarità che rende questo luogo turistico e tappa relax dei tour di passaggio.

Abbiamo speso sempre 1.000 scellini per 2 lettini (privati) ovvero con proprio ombrellone e 3.350 scellini (22 euro) per pranzare con riso, patatine, wrap di pesce, spiedini di verdure e 1L di acqua frizzante).
Alle 15:00 abbiamo appuntamento con il driver per andare a San Dunes che si trovano a 20 minuti di auto. Essendo il 26 festa erano molto frequentate da centinaia di locali con quad per divertirsi. Molto probabilmente persone economicamente più agiate avendo dei quad di proprietà.
Qui una guida ha accompagnato Anna (i bambini erano crollati a dormire e Sergei è rimasto in auto) nelle dune di sabbia bianca e accecante.
Faceva veramente caldo (circa 35 gradi) quindi è stata una toccata e fuga. Abbiamo lasciato mancia di 3$ alla guida. Secondo Anna si poteva andare anche liberamente senza nessuno.

L’ultima tappa del nostro tour è Hell’s Kitchen meglio conosciuto come Marafa Canyon. Ricorda molto il Byce Canyon degli USA (anche se quello è veramente top, non paragonabile a questo però delle somiglianze ci sono).
Dista 40 minuti di auto dalle San Dunes. Arrivati ci viene assegnata una guida che parla molto bene italiano. E’ possibile scendere nel canyon e fare l’intero giro che richiede circa 40 minuti di camminata. Con i bambini e il caldo abbiamo preferito solamente scendere, camminare un pochino e risalire. Avevamo anche le ciabatte/sandali e sarebbe meglio andarci con le scarpe da ginnastica.

La discesa è comunque dolce e non molto impegnativa.
Il canyon offre questi colori rosso, rosa, giallo e bianco che sono veramente bellissimi. Se ci si ferma per il tramonto sicuramente si accendono e si infuocano ma noi (soprattutto i bambini) erano stanchi quindi abbiamo deciso di non sostare un’ora per attendere il tramonto ma di rientrare subito così da essere presenti anche per cena.

La leggenda di Hell’s Kitchen narra di una ricca famiglia che sprecava il latte, lavandosi e lavando i panni con esso, e che fu punita da Dio, che aprì la terra per farla sprofondare nel canyon, creando i colori: rosso come il sangue, bianco come il latte sprecato e giallo come l’ira divina.
Mentre passeggiavamo abbiamo incontrato anche due babbuini che passeggiavano liberamente.

La nostra guida ha prelevato dalla terra la polvere dei 3 colori facendola vedere ai bambini applicandola sulle loro braccia. Gli abbiamo lasciato 500 scellini di mancia e siamo risaliti in auto.

Appena usciti da Marafa il driver si è fermato per farci dare i biscotti acquistai a Malindi ai bambini. Erano seduti in varie file uno dietro l’altro e una signora ci “istruiva” nel dare due pacchetti di biscotto ad oguno. Non i è piaciuto molto perché sembravano dei “cagnolini” (passateci il termine) seduti ad aspettare il premio. Poi qualcuno di loro si alzava e si rimetteva in fondo alla fila; però dai quessto ci sta essendo bambini.
Non ci è piaciuto molto quando siamo risaliti in auto e, guardandoli mentre ci allontanavamo, la signora ha letteralmente strappato dalle mani di uno dei bambini (africano albino) di circa 3 anni i biscotti facendolo scoppiare a piangere. Insomma, non ci è piaciuto questo passaggio quasi d’obbligo e molto turistico dove rendeva il turista un eroe che nutriva altri esseri umani facendoli sembrare letteralmente inferiori…
Il rientro ha richiesto 1h30′ circa e siamo passati a Malindi nel caos serale più totale. Incredibile! C’erano tuk tuk e moto che superavano ovunque e sbucavano da ogni parte, mucche e capre in mezzo alla strada, bus che si lanciavano richiamando precedenza anche quando non l’avevano, persone che attraversano ovunque. Insomma un vero e proprio caos ma che è anche ciò che distingue questo Paese.
Oltre a tutti gli importi poc’anzi citati per la giornata abbiamo speso 80$ per il driver.
Siamo arrivati alla conclusione di questo spettacolare viaggio in Kenya.
Idea dei costi di souvenir per non farsi trovare impreparati
Se andate e volete acquistare delle statuette di legno tipiche (rappresentanti leone, giraffa, elefante ecc.) di circa 15cm di lunghezza e 10 di altezza non offrite più di 1500 scellini ovvero 10 euro (alla fabbrica di legno di Malindi hanno questo costo ed è possibile trattare anche qui). Per una piccola maschera di circa 20x10cm il prezzo sta sui 1000 scellini (7 euro).
I dipinti a mano possono essere trattati di molto (anche più della metà del prezzo iniziale proposto). Noi siamo riusciti ad acquistarne 2 a meno del prezzo che offrivano per 1! Nonostante questo secondo la coppia italiana che abbiamo conosciuto potevamo contrattare per abbassare di ulteriori 7000 scellini (46 euro !!!). Non essendo però pratici del posto e non sapendo il reale lavoro che sorge dietro a tutto ciò ci era difficile capire fino a quale punto spingerci per non andare a demonizzare la manualità del realizzatore.
I braccialetti fatti a mano, i classici con la scritta Kenya, valgono circa 200/300 scellini (1,50/2 euro).
Il rientro
Il giorno di rientro (1 gennaio) avevamo il volo alle 12:25 locali da Watamu. Andrea di Nyumba ci ha organizzato il transfer (75$). Siamo partita dalla guesthouse alle 08:00 e il tragitto ha richiesto 2h30′ di auto.
In aeroporto le pratiche sono state molto veloci e siamo anche stati controllati molto per quanto riguarda il lato sicurezza con apertura dei bagagli a mano di ogni passeggero. Il volo è partito in perfetto orario, spaccando il minuto, ha avuto una durata di 9h00′ e siamo atterrati a Francoforte alle 19:25 locali. Discovery Airlines è molto attenta al cliente indipendentemente dalla classe di viaggio. Hanno servito il pranzo e moltissime merende durante il volo, passavano molto spesso per offrire da bere. Un plauso all’attenzione verso il passeggero, veramente molto bravi.
Da qui avevamo il volo per Venezia alle 21:40, anche quest’ultimo partito in perfetto orario e atterrati a Venezia alle 23:10 locali.
I bagagli sono arrivati subitissimo quindi per quanto riguarda il volo di rientro è andato tutto in maniera eccellente!
Si conclude un viaggio strepitoso in una terra magica che ci ha insegnato veramente tanto. Il safari ci ha donato libertà, ci ha avvolti nella potenza della natura per la quale siamo dei miseri e piccoli intrusi. L’essere umano riesce ad entrare ovunque, anche nei luoghi più incontaminati ovviamente lasciando traccia della sua presenza ma quando ci si trova in fronte un branco di 40 elefanti o uno dei felini più potenti del mondo si capisce quanto la natura sia estremamente bella senza l’essere umano.
Siamo rimasti colpiti dai perenni sorrisi stampati sui volti di questa popolazione che vive con poco o nulla ma che dentro ha molto da insegnare. Sono sempre pronti ad aiutare dando tutto ciò che possono, non negano un saluto anzi lungo le strade i bambini corrono a bordo strada appena capiscono che l’auto (soprattutto le jeep del safari) trasporta i “muzungu”, ovvero i turisti, per urlare subito “ciao” scuotendo le mani in moltissimi saluti. Inizialmente non capivamo cosa dicessero, ci sembrava assurdo dicessero “ciao” invece era proprio ciò che pronunciavano.
Hanno un grande rispetto e quasi senso di “sottomissione” verso i turisti che per loro sono la principale fonte di guadagno.
In realtà dovrebbe essere il turista che dovrebbe entrare in questo paese con un senso di umiltà quando, invece, molto spesso entra “a gamba tesa” dettando legge perché in possesso di soldi.

Se si viene in questo Paese, o comunque in Africa, siamo dell’idea che bisogna entrare come ospiti perché é quello che effettivamente siamo.
Arriviamo in un paese povero, estremamente povero, che dona tutto quello che può donare: sorrisi, amicizia, disponibilità, colori, amore e consapevolezza.

Quando si lascia questa terra si è più consapevoli di ciò che si ha. Si capisce che aprire un rubinetto e avere acqua che scorre non è scontato, che la luce premuta da un interruttore è una grande fortuna, sedersi a tavola con del buon cibo è un privilegio, lamentarsi delle giornate difficili o intense non è possibile quando si vedono bambini fare chilometri per recuperare dell’acqua. Diciamo che dopo un viaggio del genre si “scende dal piedistallo” e si torna con i piedi per terra ad apprezzare ciò che si ha perché si potrebbe avere meno e c’è sempre chi sta peggio ma con il sorriso.

Pro e contro della famiglia Pomo
PRO
è un viaggio indimenticabile soprattutto se si ha la possibilità di vivere anche la popolazione locale e non richiudersi semplicemente in un resort; consigliato abbinarlo ad un safari.
CONTRO
richiede grande spirito di adattabilità, si vive in un paese non molto attrezzato e con varie criticità. Se si effettua un viaggio in resort è difficile rendersene conto passando dalla stanza, alla spiaggia, al ristorante. Se, invece, si opta per guesthouse/appartamenti si va anche a contatto con la popolazione e con il territorio, bisogna essere predisposti a voler conoscere e adattarsi.
Concludendo, viaggio consigliato?
Anna: sì, è un’esperienza da fare. Se si vuole un bel mare, però, forse è meglio optare per la zona di Diani Beach che ci hanno riferito essere più da spiaggia chilometrica (con molti resort) e bianca e non con piccole spiagge come Watamu. In ogni caso un viaggio che vale la pena fare nella vita soprattutto se si opta per il contatto con la popolazione e la voglia di vedere come vivono e non rinchiudendosi in resort.
Sergei: no. Non ho molto spirito di adattabilità. La mia indole solitaria e “fredda” si scontra con quella di questa popolazione, solare, calda, espansiva e molto accogliente. E’ difficile far incontrare gli estremi. Non tornerei perché non mi sento a mio agio e non è la tipologia di vacanza e vita che mi rispecchia.





